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Alla
fine gli iracheni hanno votato. Pare che alle urne si sia recato oltre
il 60% degli aventi diriitto, quasi 8 milioni di persone. Gente che una
volta non aveva scelta ha intinto il dito nell'inchiostro e ha marcato
una scheda elettorale. Qualcuno, temendo di essere poi identificato, ha
pulito subito il dito sporco. Un po' di foto sono sul sito del NY Times, mentre il Wall Street Journal ha raccontato i
blogger impegnati a seguire le elezioni: come Husayn Uthman, che ha
cambiato il nome del suo weblog da “Democracy in Iraq” a “Democracy in
Iraq (Is Here!)”. Sul Guardian Robin Cook ha ricordato l'importanza del ritiro delle truppe entro un anno. E per quanto resta, magari rendono bene le parole di Healing Iraq, che invece sta a Hamman:
The turnout in Iraq was really like nothing that I had expected. I was glued in front of tv for most of the day. My mother was in tears watching the scenes from all over the country. Iraqis had voted for peace and for a better future, despite the surrounding madness.
I sincerely hope this small step would be the start of much bolder
ones, and that the minority which insists on enslaving the majority of
Iraqis would soon realise that all that they have accomplished till now
is in vain.
NY Times – Wsj – Guardian – Healing Iraq
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Minimamoralia ha annunciato che presto ci sar[dbl dagger] un film tratto da Le Correzioni di Jonathan Franzen.
Minimamoralia – Bol
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Sembra che per alcuni (MassimoBernardi, Lykaios,
ecc…) ci sia ancora qualche problema di visualizzazione. Leibniz ci
lavorerà nel fine settimana, si rammarica, e intanto consiglia a chi ha
problemi di tentare la sicura via dell'aggregatore di feed.
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Ieri il già consigliere militare della missione italiana in Iraq,
Carlo Cabigiosu, ha scritto un pezzo, che il Messaggero ha titolato Perché abbiamo perso 20 militari italiani. Lui scrive per questo:
…un Iraq che si differenzi dai regimi assolutistici dei Paesi
confinanti, dalle repubbliche teocratiche, da dittature e sistemi di
governo monopartitici, fa parte di una visione per la quale vale la
pena spendersi. Ma la nostra presenza contribuisce anche a garantire
che nessun tiranno del calibro di Saddam Hussein possa nuovamente
imporre a milioni di persone il suo regime di terrore pensando di farlo
impunemente. Tutto questo è stato ottenuto perché siamo fisicamente
presenti in Iraq, nulla si sarebbe potuto acquisire attraverso la sola
appartenenza ad organizzazioni internazionali o con trattative
politiche e tanto meno diplomatiche.
Il Messaggero
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Here's to the crazy ones… The misfits; the rebels… The
troublemakers… The round pegs in the square holes… The ones who see
things differently… They're not fond of rules, and they have no
respect for the status quo. You can quote them, disagree with them,
glorify or vilify them. About the only thing you can't do, is ignore
them; because they change things. They push the human race forward. And
while some may see them as the crazy ones, We see genius… Because the
people who are crazy enough to think they can change the world are the
ones who do.
Così il migliore spot della Apple nel 1997. Grazie a Melablog un sito tedesco che invece li raccoglie tutti (anche se di questi tempi ad andare per la maggiore Ë il filmato della prima presentazione di Steve Jobs).
Melablog – Cupertino.de – Kottke
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LeBron James ha 20 anni e si sta confermando il vero fenomeno del
basket americano. L'altra notte ha fatto una tripla doppia (doppia
cifra in punti, rimbalzi e assist) divenendo così il più giovane
giocatore a realizzarne una. Poi si è anche ripetuto. Il business
cestistico spera sempre che diventi il nuovo Michael Jordan. Time
intanto gli dedica un ritrattone.
Time – etudiant.univ-mlv
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Brodo prende in mano il cucchiaio e spiega perché un iPod da 399 dollari negli Usa possa costare anche 499 euro in Italia (nonostante questi 449 pezzi valgano circa 587 dollari). In sintesi, al netto d'Iva, l'effetto pirla:
Nel mercato dei beni di lusso, o presunto tale, i prezzi tendono ad essere completamente svincolati dal concetto di costo.
Di fronte a una curva di domanda sostanzialmente anelastica al prezzo,
Apple può decidere che il suo iPod costa 399 euro, oppure 499 euro o
magari 599 euro. Tanto non frega un cazzo a nessuno (entro certi
limiti), men che mai ai suoi consumatori. Questo effetto, dovuto alla
fidelizzazione e alla forza del marchio, Ë ben conosciuto agli
economisti e si sostanzia nel fatto che più il consumatore è un fanatico e/o un coglione, più io faccio i soldi. Tanto per farla semplice, chiamiamolo effetto pirla.
Apple – Brodo Primordiale
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Per il magnate dei media Ted Turner quello che la Fox fa per Bush rende l'attuale presidente americano un po' come Hitler.
Broadcasting & Cable