Archive for marzo, 2006

L’ultima chiamata

Poi uno dice della superiorità dell’Occidente. Siamo passati dagli antichi greci, che si facevano seppellire con una moneta in bocca, ai contemporanei che persino in Sudafrica si fanno seppellire assieme al proprio cellulare o al Blackberry.

BBC

Lo stato dell’arte

Un monumento pro-life, la scultura di Britney Spears incinta e a quattro zampe.

The Sun

Ask a clerk

Se è una rubrica rischia di diventare la versione metrosexual di Ask the Pilot. Sul NY Magazine in un’intervista di trenta righe scarse una commessa di La Perla, sulla Madison, ricorda che quando ricevono dell’intimo in regalo le donne vanno al negozio per cambiarlo con una taglia più grande e che lei non consiglia mai a un uomo di comprare lingerie (a meno che non sia un bel trans).

New York Magazine

It all began with a god named Thor

Qualche insano meccanismo fa sì che questo blog oggi segnali anche la canzone Ikea (qui in mp3) di Jonathan Coulton, easy anche dal punto di vista dei testi: “I’m sorry I said Ikea sucks I just bought a table for 60 bucks”.

Indie Feed – J.Coulton

Come Imelda Marcos

Invece di sintonizzarci sugli assurdi temi della campagna elettorale che i media ci rifilano pensandoci ebeti, riflettiamo il giusto tempo sulla figura monumentale di Carlo Rossella. Per cominciare leggere la quotidiana agenda sul Foglio e la meravigliosa intervista con tanto di foto di scarpe uscita su Chi (sarebbe stata benissimo anche su Diva e Donna, o come si chiama). E ricordiamo bene: anche con il doppio petto prediligere le polacchine di camoscio, come faceva Agnelli.

Dagospia

Lettore ignoto

Qualcuno si ricorda per caso la storia di quel lettore – forse del New York Times – che lo legge nella sua interezza dall’inizio e per questo è ancora impegnato sulle copie uscite negli Anni ’70? Era una cosa del genere, mi pare.

PS: per chi se lo sta chiedendo, sì, quella specie di riccio in basso a destra serve a evidenziare un solitamente esiguo numero di commenti. Diciamo che è un esperimento digg-style. Ma si vede su Explorer?

Il mondo vero

Qui sopra come apparirebbe il mondo su una cartina se ogni stato fosse grande in proporzione alla quantità di anziani che ospita. Altrimenti ci sono mappe per tasso di natalità, popolazione attesa per metà secolo e così via.

Worldmapper (via Giavasan)

Sega batte botola

Uno sta lì a testa bassa, per non aver mai visto una puntata di Lost, ed ecco che qualcuno lo conforta di aver puntato sul cavallo vincente.

It’s only fun to be in the dark if you feel like you’re being taken care of. On 24, you know that no matter how implausible and crazy it seems right then, by the end of the season the bad guys will be dead and Jack will have decimated his personal life in the process.
On Lost, will we even get to learn what “the countdown” is? Will we learn what that grey smoke-thing is? Where is the polar bear? Will we ever actually know what the mystery of the island is? More importantly, do the show’s writers even know? Lost is the perpetual tease, and it’s becoming too much.

Tv.com

Fa anche il caffè

Ecco qui che qualcuno ha indagato nei perversi meccanismi che regolano la mente umana per produrre suoni capaci di modificare l’attività elettrica (?) della mente umana e quindi dare diverse sensazioni. Dicono di cominciare a provare dal file che simula l’effetto della caffeina e poi provare, via via, il sonno profondo, la sensazione dell’assenza di tempo, persino il sesso e un po’ di Lsd. Da oggi sul tuo iPod.

Forever Geek

Era inevitabile

David Rieff alle prese con la Globalizzazione 2.0:

Today’s globalization — inseparable from political concerns, no longer able to overrule nationalist sentiments or national security objections, increasingly marked by the phenomenon of Asian companies buying European and North American assets — is most likely to be far more controversial and far less orderly.

In all likelihood, Asians will complain about Western hypocrisy. After all, when globalization meant Western companies buying one another and acquiring assets in Asia, the U.S. and the countries of the European Union were unstinting advocates of globalization…

NY Times