Avranno cambiato le lenzuola?
Quelli che ricavano alberghi in posti impensabili come carceri, fabbriche di scarpe, chiese sconsacrate, galere turche. Questo qui sopra era un istituto penitenziario di Boston, ora è il Liberty Hotel. [Portfolio]
Quelli che ricavano alberghi in posti impensabili come carceri, fabbriche di scarpe, chiese sconsacrate, galere turche. Questo qui sopra era un istituto penitenziario di Boston, ora è il Liberty Hotel. [Portfolio]
Simon Jenkins scrive in un bel commento, tutto da leggere: attenzione, se Obama fosse un pacchetto di azioni, oggi sarebbe il momento di vendere, perché da adesso in poi sarà solo deprezzato. Il motivo è semplice: le aspettative di cambiamento Obama le porta in volto, ma governare è un’altra faccenda. Soprattutto adesso che il mondo si aspetta veramente troppo da lui.
The instant message that an Obama victory would flash round the world is not in doubt. It would transform and refresh the US’s image, exhilarating its friends everywhere. It would restore to that country the reins of global leadership so missing in the era of Republican xenophobia. It would be an utterly good thing.
The next message could be very different. The skills that Obama has brought to his campaign are essentially personal and organisational, not the superhuman ones that will be required of any occupant of the White House in the immediate future. The higher the anticipation, the more crippling will be the effort needed to meet it, and the greater the fall if it is not met.
[The Guardian]
In questi giorni sto guardando la nuova Unità di Concita De Gregorio, una che può stare simpatica o meno, ma che ha davvero in mano un’impresa giornalistica di quelle difficili. Ecco, in tutto il suo sforzo di rilanciare un giornale che le hanno dato parecchio malmesso, in questo panorama nerissimo per quanto riguarda l’editoria in generale (figuriamoci per quella di partito), mi ha fatto tenerezza leggere che una delle prime critiche al giornale (seguita da centinaia di altre, pare) sia stata a proposito dell’assenza della pagina dei programmi televisivi. Questo è il finale dell’editoriale di oggi:
P.s. scrivevo il 24 ottobre, alla vigilia della nostra uscita nel nuovo formato, che saremmo stati molto imperfetti, all’inizio, e che avremmo «camminato insieme». La nuova Unità è andata in edicola sull’onda dell’entusiasmo della redazione. Non abbiamo provato, non abbiamo fatto un «numero zero»: chi ha stampato qualche volta anche solo un depliant sa di cosa parlo. Oggi sono pronti i programmi della tele- visione, mi rivolgo all’anziana signora Zelinda Inturissi e alle centinaia che come lei hanno chiamato per chiedere dove fossero andati a finire.
[L'Unità]
Altro che Unicredit, il vero titolo in picchiata in l’Italia è il titolo di studio. Osservando i dati dal ’93 al 2004, salta fuori che una laurea, o un diploma di scuola superiore, rende sempre meno. E la colpa non sarebe tanto delle riforme (riformine?) quanto del sistema economico. [LaVoce.info]
Parlare di sé in terza persona è un modo per esagerare la propria autostima e per indicare che su un certo argomento non c’è poi tanto da discutere. [Esquire]
Cambiano le giunte, continuano le polemiche romane sul progetto delle torri di Renzo Piano (soprattutto adesso che a Alemanno gli toccano l’Eur, neanche l’avesse tirato su lui). Certo, è dura non dare ragione all’architetto:
L’oggetto del contendere in Italia conta poco, è un mero pretesto ideologico. La verità è che il Paese ha paura di qualsiasi novità. Nel mio campo c’è una fobia dell’architettura contemporanea che non vedo in nessun’altra parte del mondo. [...] La retorica è la tomba di tutto, dell’architettura come di ogni altra attività.
[Repubblica]
E intanto, in Gran Bretagna, venderanno la “sigaretta liquida“, una bevanda ad alto tasso di nicotina. [The Independent]
Per Zygmunt Bauman il problema della sinistra (ma anche della destra, dunque) è che fatica a trovare un’identità coerente con la sua storia:
There is almost nothing left to distinguish left from right in economic, or any other, policy. And there is no distinctly left vision or credible program that would appeal to the imagination of electors and convince them that good economic policy may be synonymous with left economic policy.
[Guardian]