giu
04
Tre pensierini su Steve Jobs vs. “a nation of bloggers”.
- Dire “non voglio che ci trasformiamo in una nazione di blogger” può significare tante cose. Se Jobs intendeva criticare il sensazionalismo, l’indignazione permanente e, talvolta, l’assenza di verifiche che accompagnano certe modalità di comunicazione via internet, ha anche ragione: ma la stessa obiezione potrebbe essere fatta anche ai cosiddetti “media tradizionali” che oggi, per inseguire la velocità del web o aumentare la propria popolarità, spesso commettono i medesimi errori.
- La verità è che con internet aumenta la mole d’informazioni a nostra disposizione, quindi cresce ancora di più il bisogno di selezione e di verifica: è sempre stato quello uno dei compiti dei media (e la gente ha sempre pagato per avere questo servizio). L’altro è cercare notizie e raccontare storie e la Rete da questo punto di vista è una ricchezza (basti pensare a siti come wikileaks, dove arrivano documenti e scoop che non trovano spazio altrove).
- Comunque i blogger e i blog non sono da sottovalutare. Soprattutto in paesi dove la libertà di esprimersi, o solo di raccontare il proprio paese, è inesistente o molto limitata. Penso a Yoani Sánchez a Cuba o a Salam Pax, in Iraq, qualche anno fa.
Sullo stesso tema anche Massimo Adinolfi, Michele Boroni, Paolo Ferrandi, Mauro Garofalo, Alberto Simoni e Carlo Stagnaro.
[Il Foglio.it - NY Observer]
dic
14
È tempo di Post sotto l’albero.
[Squonk]
ago
03
Il Foglio ha invitato i blogger – che non esistono – a scrivere un post sulla coscienza e a rispondere alla domanda: che cosa c’è dentro di me? Comincia Keplero.
[Il Foglio.it]
lug
07
Vedo che sullo sciopero dei blog è nato un virile botta e risposta tra Facci e Gilioli. Bene, se riesco a sistemare la casa allagata, poi me lo leggo anche.
[Il Giornale - Piovono rane]
lug
03
Si sta cominciando a parlare del disegno di legge “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali” (qui il pdf). Che ha degli effetti non solo sui criminali veri e/o presunti, e i metodi di indagine, ma anche su chi scrive sul web (testate giornalistiche incluse). Siccome, larga adesione o meno, tra qualche giorno leggeremo comunque sui giornali che i blog stanno scioperando contro queste norme (la proposta di un gesto forte è di Alessandro Gilioli, il logo è di Ptwg) tanto vale ragionarci su. Io ho cominciato da Gaspar:
Allora, se passa una roba simile, io comincio a mandare richieste di rettifica a raffica a tutti i siti web che mi capitano sott’occhio, con particolare accanimento nei confronti dei siti delle società telefoniche e delle maggiori aziende italiane, ogni volta che trovo una tariffa mal presentata, un prodotto ingannevolmente decantato, ma anche una data sbagliata e una virgola fuori posto.
[Camera.it - Piovono Rane - Paul the wine guy - Gaspar Torriero]
giu
26
Vittorio Zucconi sospende il suo blog e dà degli scarafaggi a certi suoi commentatori perché «la libertà di opinione e di espressione è una cosa troppo importante per essere affidata all’autogestione di chi non è capace di gestire neppure sè stesso (sic*) e non sa fare altro che scriversi sulle scarpe».
*su questa regola ognuno dice la sua, quindi vedete voi se tollerare o no l’accento (che comunque non è quello grave).
[Repubblica.it - accademia della crusca]
giu
23
Massimo B. dice che bisogna andare tutti su Intravino. [Intravino]
apr
27
Dicono che La Stampa online ha scambiato la rubrica del Guardian sulle finte email di Obama per una corrispondenza vera. [Cattiva Maestra - La Stampa - The Guardian]
apr
13
Format destinati ad avere scarsa fortuna che mi sono passati per la testa di recente:
- un West Wing ambientato in Italia. Ma, al contrario della versione americana, con un presidente del Consiglio di centrodestra ma non troppo (genere “Fini tendenza Pd“).
- un newsmagazine generalista che tenta il guizzo, abbandona la sua imbalsamata struttura e diventa un incrocio tra l’Atlantic Monthly, il New York Magazine e Time (con tanto di online copiato da quest’ultimo, anzi da tutti e tre).
- un blog unico di Luca Sofri e Massimo Mantellini, così smettono di citarsi a vicenda (“The Wittgenstein Post”?).
- sostituire la blog-rubrica di Zincone sul Corriere della Sera Magazine direttamente con i post che appaiono su Spinoza.
- mettere Gasparri a fare il giudice in un qualsiasi reality show o, al limite, farlo partecipare in coppia con una ballerina russa e sperare che diventi il nuovo Wozniak.
- invece di fare le barricate sull’election day, risparmiare i famosi soldi delle elezioni europee non facendole proprio (utilità dell’europarlamento=0).
mar
18
Non ho trovato il tempo per segnalare anch’io la curiosa vicenda di Davide Rossi, il tizio che si scaglia contro internet e poi dalla rete viene riscoperto come paninaro (vabbè, è una sintesi un po’ estrema). Comunque, oggi è apparso un suo commento da Mantellini, il che mi pare una cosa positiva: dal giudizio secco si passa al dialogo. Aggiungo solo che, tra poco, esce in italiano, col titolo “Dilettanti.com”, il discusso libro di Andrew Keen “The cult of amateur”, che non è che dica cose molto diverse da quelle di Rossi, però una lettura la meriterebbe lo stesso.
[YouTube - Il Giornale - Manteblog - Panorama]