ott
04
Complimenti a Alessandro Gilioli, che con Piovono Rane non solo sta facendo un ottimo giornalismo via blog (quello che tanti stavano aspettando: contenuti originali, accuratezza, link esterni, iniziative…), ma ha anche portato a casa un meritato Macchiapremio. E l’è andato a ritirare.
Oggi, però, mi sembra un po’ esagerato: Tg1 non è illegale (lo sarebbe, semmai, se il suo direttore non potesse esprimere la propria opinione), Panorama non è illegale (a Cir viene risarcita solo la «perdita di chance di un giudizio parziale», non viene ridiscussa la sentenza del ’91 su Mondadori), il Lodo Alfano – al momento – non è illegale (questo non vuol dire che non lo sarà).
[Piovono Rane - ImgPress - Corriere.it]
ott
03
La qualità del giornalismo è piuttosto bassa, ma la libertà è una libertà che non s’era mai vista. Per questo la manifestazione di sabato è, più che una farsa, una stralunata presa in giro di noi stessi, oppure qualcosa di peggio. Di peggio perché è una sfilata del male peggiore del giornalismo italiano, e una contemporanea dimenticanza del vero nemico della libertà d’informazione oggi. Il male peggiore del giornalismo italiano oggi è un conformistico adeguamento all’appartenenza politica.
Toni Capuozzo non ha tutti i torti. [Rassegna Camera]
set
09
L’Italia l’avrà fatta Garibaldi, ma gli italiani, se permettete, li ha fatti lui, che di italiano non aveva neppure il nome.
Massimo Gramellini saluta (probabilmente meglio di tutti) Mike, un borghese piccolo grande. Ma il titolo migliore è “Come te nessuno Mike” del Foglio.
[La Stampa]
set
04
Giuliano Ferrara epitaffia Boffa, direttore di «un giornale cattolico che si poteva leggere. Che si doveva leggere»:
Entra in una beata clandestinità per aver portato alla luce, con toni pungenti ma senza l’accanimento morale rimproveratogli, l’acrimonia di una parte consistente del mondo delle diocesi verso la vita licenziosa di un primo ministro sotto assalto, che ha deciso di rotolarsi nel fango sui suoi nemici.
[Il Foglio]
set
04
È una goccia in un oceano, non meriterebbe nemmeno di essere menzionata. Ma il Corriere della Sera dovrebbe imparare da Repubblica a fare i box/articoli di spalla sulla prestigiosa stampa internazionale indignata. Oggi spicca un bel rettangolone 18,5 cm x 8cm:
Sul New York Times
«Il giornalista cattolico è l’ultima vittima del premier italiano»
Nel pezzo i soliti: «il giornale newyorkese sottolinea…», «l’edizione online del NYTimes puntava l’attenzione…». Solo che non è un articolo del New York Times, ma un lancio di Reuters. Come anche un idiota capirebbe osservando il mega logo riprodotto accanto e la firma del pezzo (“by Reuters”).
[Corriere.it - NYT - Reuters]
ago
22
Forse faccio confusione con le date, ma a occhio mi sembra che Maria Latella sul Corriere della Sera di oggi non ricostruisca solo il divorzio tra Veronica e Silvio, ma anche il bel buco che lei stessa fece prendere al suo quotidiano sulla notizia. Ecco la sequenza “salva giornalista”:
Quando arriva è una donna amareggiata ma serena. «Penso che non mi resti altra scelta che separarmi» mi dice. Io sono incredula. La ascolto, coltivando il dubbio che, all’ultimo momento, Veronica possa cambiare idea.
[Corriere della Sera - Repubblica]
ago
13
Ma, adesso, qualcuno che faccia 10 domande anche agli Agnelli lo troviamo?
[Corriere.it]
lug
07
Vedo che sullo sciopero dei blog è nato un virile botta e risposta tra Facci e Gilioli. Bene, se riesco a sistemare la casa allagata, poi me lo leggo anche.
[Il Giornale - Piovono rane]
lug
01
Sul Guardian c’è un pezzo dedicato al “female confessional journalism “. Insomma, quegli articoli in cui la giornalista racconta in prima persona, cercando anche un po’ di farsi compatire, la sua ossessione per il peso/la dimensione delle tette/gli anni che passano/ecc… Con un finale che è sempre più o meno lo stesso («the writer still sufficiently unhappy to be commissionable for another very similar piece»). Vabbè, la morale sarebbe questa:
This genre has nothing to do with journalists opening a window into what life is like for women today. It does women no favours at all. It is entirely about perpetuating an editor’s misogynistic image of what women are like (self-hating, self-obsessed) and making a semi-celebrity out of the writer in the belief that readers like to read journalists whose names and faces (and breasts) they recognise.
E soprattutto:
I have no doubt that the women who write these articles truly feel the emotions they describe. But these women need help.
[The Guardian]