Archive for the 'politica' Category

Scusate, ci eravamo sbagliati

Adesso è cambiato tutto e niente sarà più come prima. Perché nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l’avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci.

E, purtroppo, il pensiero corre agli eventi passati, all’editto contro Enzo Biagi, contro Daniele Luttazzi, contro Michele Santoro. Il pensiero corre ai sensi di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa. E oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c’è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore.

Si potrebbero dire tante, oggi, cose sul mea culpa di Filippo Rossi su Farefuturo ecc…, ma al momento me ne viene in mente una sola: fa un po’ tenerezza che tutta questa sofferta analisi politica nasca da quel cavolo di appartamento a Montecarlo.

[Farefuturo webmagazine]

Il cavaliere insistente

Cose innegabili sulle elezioni regionali appena concluse:

  • Il Pdl a Roma ha fatto una cosa notevole: è riuscito a tenere i suoi voti e a travasarli  sulla Polverini. Una prova di organizzazione che non compensa il casino gravissimo della lista non presentata, ma che, alla fine, è un rammendo dignitoso. Meritava l’inferno della batosta, si guadagna il purgatorio di un governo con l’Udc.
  • La Polverini, resta inteso, dovrà fare vicepresidente della Regione Bertone o uno dei suoi. Come primo atto, invece, dovrebbe promettere di non farsi fare più da consulente da Velardi.
  • La Lega ha chiesto due presidenze, Veneto e Piemonte, e se l’è andate a vincere. Nel secondo caso non si trattava di un risultato così scontato. Così come i voti presi in Emilia Romagna e in Toscana. Già.
  • Loiero, in Calabria, è il peggior presidente uscente.
  • L’astensionismo è sopravvalutato. E, soprattutto, con questa campagna elettorale è motivato e bipartisan.
  • L’Udc qualcosa ancora conta, ma quando sta col centrodestra: vedi Piemonte e Lazio. È decisiva? Mah…
  • Per la misteriosa regola secondo cui D’Alema vince anche quando perde… Il casino fatto dalla dirigenza Pd contro Vendola, alla fine, lo ha fatto vincere nell’unica regione del Sud politicamente attraente insieme alla Campania.
  • Bersani, dov’è Bersani? Di Pietro, invece, dice che ha vinto il centrodestra e già pensa a come papparsi i grillini, dei quali, da domani, finalmente qualcuno parlerà.
  • Il Cav. l’ha buttata in caciara come, anzi più che in passato. Si è piazzato al centro della scena, ha fatto casino, ha detto cose che l’hanno fatto detestare ancor di più da chi lo detestava (tipo dire alla Bresso che è una cozza). S’è inventato la contrapposizione cheap-pop “amore vs. odio”. Ha inventato la piazza da un milione, ha fatto spegnere i talk show e s’è fatto pure beccare. Ha scrollato le spalle e ha contrapposto la bagarre alle intercettazioni farlocche. Il cancro e gli alberi da piantare al… nulla. Anche i grillini, tutto sommato, gli devono dire grazie, stanotte. Oh, ha rivinto lui.

Se solo l’elettore romano del Pdl se ne stesse Bonino…

Dopo tutto questo casino delle liste del Pdl e della Polverini, se fossi non dico un elettore romano di  centrodestra, ma solo uno che ha (ancora) a cuore la politica, mi chiederei: ma, tutto sommato, non è meglio Emma Bonino?

  • Un motivo è ovvio: se questi del Pdl non riescono a mettersi d’accordo in tempo utile su chi candidare e non sono capaci neanche di rispettare una scadenza “burocratica”, come lo gestiranno – un domani – un bilancio di oltre 20 miliardi di euro? Ecco, già solo quest’argomento basterebbe per non votarli, pure se la lista dovesse essere riammessa (anche perché questi invocano Napolitano, ma il Colle andrebbe messo in mezzo per un motivo soltanto: nel caso ci fosse una deroga per riammettere ‘sto cavolo di listino del Pdl).
  • Poi c’è una questione politica pura: ma quanto fa bene, al Lazio, un blocco di potere Roma+Regione con queste premesse? Perché l’illusione di tutti, del fu Veltroni compreso, è che – una volta presa la Pisana – la Regione diventi il conto in banca del Campidoglio, la cassa di risonanza delle aspirazioni del sindaco di turno e il moltiplicatore del suo potere sul partito e sul territorio.
  • E poi, la Polverini è davvero il volto del “Finismo”? Diciamo pure di sì (bastano i titoli del Secolo d’Italia a confermarlo). Ecco, il centrodestra progressista auspicato dal presidente della Camera è probabilmente una buona cosa, ma… quanto è distante da un messaggio laico, dallo slogan “legalità e sviluppo”, dal motto “ti puoi fidare”? Non lo è. Ma queste sono proprio le parole d’ordine della Bonino.
  • Vabbè, uno può obiettare: ma la Bonino è appoggiata dai soliti apparati di partito arruffoni, dai mariniani, dai dalemiani, dai comunistiani, per non parlare di quei casinisti dei radicali. Argomento che non regge: la Polverini ha dietro quella classe dirigente che gioca a Risiko con il Lazio (e ci sta), che non presenta le liste come si dovrebbe (e non ci sta) e che poi invoca “il popolo” per rimediare ai suoi errori (e no che non ci sta).
  • Però l’argomento del voto cattolico esiste: la Bonino viene da un partito a tratti anticlericale. Be’, uno che avesse intenzione di votare un centrodestra con un candidato apparentemente laico e una classe politica tendente al baciapile (tutto legittimo, per carità) non è che può starsi a preoccupare troppo del passato della Bonino. Una volta che governi il Lazio, sei il presidente di tutti. Da Ratzinger ci vai, qualche soldo per gli oratori e le parrocchie – che sempre spazi sociali sono – lo trovi, degli ospedali confessionali nemmeno ne parliamo. Anche perché, sennò, gli ex popolari ti fanno le imboscate fuori dall’ufficio per cinque anni.
  • E, infine, la Bonino ha avuto solo un “momento Mario Segni” nella sua carriera, ma è stato bello lungo: farsi nascondere da Pannella. Ecco, se Emma si mettesse in gioco, vincesse e facesse il presidente che decide (più come Storace che come Marrazzo, per capirci), che sceglie, che dà una sua impronta alla Regione, che guarda avanti e che “parla” anche col sindaco teo-pop… tra cinque anni il Lazio starebbe così male? Sulla carta, uno che ha votato Pdl in questi anni e che ne ha mandate giù parecchie, dovrebbe rispondere: neanche troppo.

La ragazza che giocava coi calzini turchesi

Ci regala un’altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e… calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare.

Spero che la giornalista Annalisa Spinoso, cui hanno fatto doppiare il servizio avvelenato sui calzini del magistrato Mesiano, abbia cambiato in tempo numero di cellulare.

Update:

Mi stupisco anche io quando penso che da sei anni ho sempre la stessa idea: fare la giornalista. Amo la satira, in tv poi è il massimo. Ecco perché lavorare per Striscia la notizia o Le Iene è un sogno che intendo realizzare.

Be’, Antonio Ricci, al momento non sembra possibilista… In bocca al lupo.

[Ateneonline - Repubblica - Excite - Corriere]

E il tredicesimo si riposò

La storia dunque è questa: le nominations si chiudevano il 1° febbraio, Obama era in carica dal 20 gennaio. Ecco come vincere il Nobel per la Pace in 12 giorni.

[FoxNews]

Come Arafat

Obama ha vinto il premio Nobel per la Pace.

Cose che non si erano viste nemmeno ai tempi di Carlo Rossella

Il Tg1 va in tutte le case. È servizio pubblico e rispetta ogni opinione e sensibilità per non mettere in gioco il suo patrimonio di credibilità. Ai telespettatori che in queste ore fanno giungere le loro proteste l’impegno del comitato di redazione perché siano recuperati rispetto ed equilibrio.

Caro Comitato di redazione del Tg1, stasera, dopo il brillante comunicato sindacale, ero tentato di trasformarmi in uno di quei “telespettatori che fanno giungere le loro proteste”. Non lo farò. Perché nessuno più, lì da voi, potrà mai recuperare (il mio) rispetto. Quanto all’equilibrio, meglio lasciar perdere.

[Il Messaggero]

Dio, ti prego, non trasformare Gilioli in Grillo

Complimenti a Alessandro Gilioli, che con Piovono Rane non solo sta facendo un ottimo giornalismo via blog (quello che tanti stavano aspettando: contenuti originali, accuratezza, link esterni, iniziative…), ma ha anche portato a casa un meritato Macchiapremio. E l’è andato a ritirare.

Oggi, però, mi sembra un po’ esagerato:  Tg1 non è illegale (lo sarebbe, semmai, se il suo direttore non potesse esprimere la propria opinione), Panorama non è illegale (a Cir viene risarcita solo la  «perdita di chance di un giudizio parziale», non viene ridiscussa la sentenza del ’91 su Mondadori), il Lodo Alfano – al momento – non è illegale (questo non vuol dire che non lo sarà).

[Piovono Rane - ImgPress - Corriere.it]

Pensavano di cambiare piattaforma

Anche la Cgil sposa l’iPhone. Fighetti.

[Vita Digitale - Corriere.it]

Tremonti e il critical update del centrodestra

Oggi Tremonti dice che “la macchina politica è come un computer. È fatta di hardware e di software”. Dove gli apparati sono l’hardware e le idee il software.

E se mancasse un terzo elemento: il concetto di Rete? Oggi i computer sono prima di tutto strumenti che vivono su internet (che non è solo “software”). E, in fondo, il maggiore limite del centrodestra è proprio questo: la capacità di aprirsi, adattare le sue idee alla complessità dei problemi che vengono”da fuori”. Il solito limite dei sistemi operativi troppo chiusi e scarsamente aggiornati.

[Corriere della Sera]