Playlist

per correre (si accettano suggerimenti)

  • Corripresa. Venite da mesi di immobilismo? Io sì e per rimettere in carreggiata un corpo pigro ci vuole qualcosa di ritmato (Fratelli’s), di caldo (Kings of leon), di conosciuto (Coldplay). E poi l’ennesimo Canone rifatto (MattRanch) e la mitica canzone di Darjeeling Ltd. (Peter Sarstedt), per tirare il fiato. Ce n’è per un’ora scarsa.


  • Stramilist. La playlist per chi partecipa alla Stramilano dei 50 mila, anzi il “percorsino” di 12km. Siccome quella è una cosa amatorialissima, in lista c’è un’ora e un quarto di musica: un calcolo approssimativo per chi va a 6 minuti al chilometro. Le prime tre canzoni dovrebbero bastare per scrollarsi di dosso la folla, le due “milanesi” sono Antropophagus (è “ambientata” alla Stazione Centrale) e Parco Sempione (se si va davvero “molto tranquilli”, la canzone comincia all’ingresso del parco stesso, 1.5km alla fine). La playlist è abbastanza ritmata, tranne una sezione centrale (da Jack Johnson ai The Shins), fatta per godersi la giornata.



  • Brugo moves in his own way. Quaranta minuti, allenamento: 10 tranquillini (dice lui), 30 un po’ meno.
    Questa è la prima celebrity playlist che propongo. Ho chiesto a Brugo, che passa tanta bella musica, di metterne già una. Eccola. Lui dice: «Bisogna dare il massimo; fino all’infarto». Io dico: se seguite il ritmo, fate tutt0 in meno di 5′30 al chilometro. Non guardate le stelline (quellla la mia astrusa classificazione nell’iPod), funziona, funziona.



  • Heat dies down. Un’ora, allenamento: lungo e costante, ma diviso a sezioni.
    Premessa, se fa troppo caldo meglio seguire il proprio ritmo che quello dei brani. Partenza con una delle canzoni che potrebbero essere l’inno della campagna elettorale di Hillary Clinton, poi i nuovi Bon Jovi (a questo punto le gambe dovrebbero seguire la ritmica in background) e anche di quella che cantava nei Cramberries… un po’ di indie (preso qui) e Nutini chiude il primo blocco. La seconda sezione comincia con i Deep Purple quando si riunirono per fare un po’ di soldi (Time to Kill), poi altre vecchie glorie (Iron Maiden) e chiusura con Gli Aristogatti (a questo punto vorreste essere un gatto solo se suddetti felini non temessero i tuffi in una piscina gelida). L’ultima sezione serve, quasi tutta, per sostenere: il mio tormentone (Hoedown, la facevano anche Emerson Lake & Palmer), persino i Finley in versione Kinder Maxi… Confortably Numb in versione jazzy invece è una sfida: se non ti paralizzi, ce l’hai fatta (e senti gli I’m from Barecelona che festeggiano). NB: per arrivare a 11km a me c’è voluta una dose extra: Suddently I see (ancora…) e la power song (How Much is the Fish, di Scooter).



  • Glasgow-Barcelona-NY-NO. Un’ora, allenamento: lungo e (volendo) variabile.
    Grosso modo “i classici” sono quelli delle playlist qui sotto. Comunque, sì, si può andare a correre e ascoltare De André (se l’arrangiamento è quello della Pfm, anno 1979), trovare poco dopo i My Chemical Romance a tutto volume, l’adolescente fluorescente dell’ultimo degli Arctic Monkeys e la versione swing di Yellow dei Coldplay. E poi la New York di Moby, la Barcellona degli I’m from Barcelona, la New Orleans di U2/Green Day. Chiude, dato che si va verso metà maggio, The Girls in Their Summer Dresses. Se avete resistito a passo medio, 10 chilometri dovreste averli fatti.



XXXX

  • Hoedown. Cinquantacinque minuti e un po’, allenamento: lungo. Questa playlist doveva bastare per 10 chilometri, ma è finita un po’ prima (o sono andato più piano del previsto, fate voi). All’inizio c’è Hugh Grant, che – quando non tira scatole di fagioli – è un ottimo cantante finto pop Anni 80, invece il riscaldamento finisce dopo Bryan Ferry che rifà Dylan. A quel punto i tempi cambiano davvero e bisogna darsi da fare: anche con una canzone dei Marlene Kuntz (scelta solo per il verso “si sposta goffamente, con passo irregolare, nel passo regolare della gente”) e poi con la vecchia sigla del telefilm Street Hawk, che bisognerebbe avere una moto per stare al passo. La migliore di queste 11 tracce, e una delle migliori in assoluto, è Hoedown di Jordan Rudess: tastiere veloci tipo Pfm che ridanno energia. La playlist finisce con la versione cantata del tema di “Come te nessuno mai”: se dopo otto chilometri riuscite a pensare a Silvio Muccino che tromba sui tetti di lungotevere, non avete scuse e potete arrivare a 10 km senza problemi.



Iko-Iko

  • Iko-Iko. Quarantasette minuti e mezzo, allenamento: brillante.
    Si parte con la canzoncina-afro dello spot della Champions (Iko-Iko), un brano prog-strumentale degli Arena che vi risparmio, una canzone “alla U2″ di Ryan Adams (definizione di Luca Sofri), altro strumentale (John Petrucci live, ideale per provare qualche scatto), un po’ di energia per sostenere la corsa con gli Ok Go (vi ricordate il video dei tapis roulant?). Si chiude con Go West riletta come ballata ed energia finale con il Canone di Pachelbel suonato dall’ex sconosciuto con gli occhi a mandorla (e il berretto) Funtwo. Assecondare il ritmo con la corsa su quest’ultima è ideale per schiattare prima dei 4:20 finali.



Debut

  • Sweat baby, sweat. Ventisei minuti e mezzo, allenamento: breve e blando.
    Questa è adatta a chi non corre da mesi/anni e a chi avrebbe voglia di mollare grosso modo all’ottavo minuto (1,5 km circa; insomma, dopo il rilassante country di George Strait): tre brani conosciuti (Adams, John, Bloodhoud Gang) che sostengono. Finale divertente: con Vinnie Moore si può sia spingere che trascinarsi verso casa.



BOND